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ADELA ZAMUDIO

Adela Zamudio è stata una pioniera della lotta per l’emancipazione femminile. La sua vita e la sua attività culturale dimostrano la volontà costante di prendere coscienza e  denunciare la mancanza di riconoscimento del valore sociale ed intellettuale delle donne e la necessaria battaglia politica per ottenere la parità dei diritti.

Nei sui scritti propone l’instaurazione del matrimonio civile, il diritto al divorzio, la separazione dei poteri tra Stato e Chiesa e la necessità di un’educazione gratuita e laica.

Tutta la sua attività letteraria è una critica sociale che riflette i problemi del suo tempo: dalle differenze sociali tra uomini e donne imposte dalla cultura patriarcale a quelle tra ricchi e poveri, bianchi ed indigeni.

Scrittrice e pittrice, nasce a La Paz, in Bolivia, nel 1854. In età giovanissima inizia a dedicarsi al poesia usando lo pseudonimo Soledad.

A venticinque anni si dedica alla conoscenza dei classici e degli illuministi, ma anche di Flaubert, di Suor Juana de la Cruz e Lope de Vega, letture che fanno maturare in lei la convinzione di dedicarsi alla formazione.

Si interessa di letteratura e di arte fino a quel momento considerate occupazioni maschili.

I suoi testi poetici pubblicati sulla rivista El Heraldo a partire dal 1877 le valgono riconoscimenti nazionali e internazionali, sebbene molti critici dell’epoca attribuiscono il realismo a volte aspro di molti suoi versi ad una probabile disillusione amorosa piuttosto che ad una lettura acuta della realtà sociale.

Diventa insegnante e poi Direttrice della prima scuola laica per donne nella città di Cochabamba; qui, oltre a  battersi per migliorare la qualità dell’educazione impartita alle donne -fino a quel momento limitata alle conoscenze per la gestione della casa-  si dedica alla lotta per emancipazione sociale ed intellettuale delle donne di cui denuncia la subordinazione sociale, culturale e politica.

Critica inoltre l’educazione aristocratica e clericale vigente, proponendo un’educazione popolare e laica.

Nel 1911 fonderà anche la prima scuola di pittura femminile.

Nel 1887 compone Ensayos poéticos, una raccolta di poesie in cui si schiera apertamente dalla parte delle donne e delle classi sociali più povere e sfruttate.

Successivamente si dedica alla prosa con il romanzo  Intimas, scritto sottoforma di lettera, nel quale difende la sua identità. Altre opere importanti sono Peregrinando, Ráfagas e Cuentos breves, oltre alla poesia satirica Nacer hombres in cui ribadisce la stupidità e la ferocia del patriarcato che attribuisce diritti all’uomo su base biologica e non sull’intelligenza, la saggezza o le capacità, criteri che aprirebbero le stesse opportunità anche alle donne.

Nel poema  ¿Quo Vadis?  auspica invece l’uguaglianza tra gli esseri umani e rinnega la guerra.

Pubblica inoltre saggi pedagogici e politici, novelle e  pièces teatrali.

Nelle sue opere esercita una costante critica verso le convenzioni sociali ed il patriarcato, dichiarando i suoi principi liberali rispetto all’educazione e alla religione. L’adesione al femminismo risulta evidente nel saggio La missione della donna pubblicato dalla rivista Arte y Trabajo, nel 1922. Il suo pensiero alimenta la diffusione del femminismo, di cui una tappa fondamentale rimane la nascita, ad Oruro, della rivista femminsta Feminiflor  scritta e diretta da donne. Sono anni di importante fermento: nel 1923 sorge a La Paz la prima organizzazione autonoma di donne che lottano per il conseguimentodei diritti politici, l’Ateneo Femenino, e alla fine degli anni ’20 Adela appoggia pubblicamente la legge sul divorzio e difende la necessità della separazione tra stato e chiesa.

Queste battaglie, assieme a quelle per l’educazione laica, la rendono bersaglio di durissime critiche anche da parte di tutte quelle donne alto borghesi che, forti del fanatismo religioso, difendono privilegi, costumi conservatori ed un ordine sociale a loro avviso “naturale”.

Anche le sue scelte nella vita privata scatenano calunnie e attacchi, giacché il matrimonio è una regola alla quale non sono ammesse eccezione – e coloro che se ne collocano al di fuori vengono duramente giudicate per una scelta  assolutamente “innaturale”.

E’ ad una di queste signore che Adela scrive pubblicamente: “quello che evidentemente La irrita e la scandalizza è che una mercenaria che si guadagna il pane, tacciata di irreligiosità, abbia osato denunciare gli errori di matronas pietose, ricche e influenti. Se questa è la morale cattolica che Lei tanto loda, io non la professo né la insegnerò mai alle mie alunne. Io professo la morale umana, immutabile, che riconosce la virtù dove questa si trova, magari umile e sconosciuta, e condanna l’errore, a prescindere dal potere che lo ha commesso”.

Un pensiero che ci lascia il ritratto, il coraggio e l’integrità di una donna che non ha mai accettato di vivere in silenzio.

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